Più unico che raro.

Ci piace ricordare che il più soave tra i cantori latini, Virgilio, si sia attardato più volte nei suoi componimenti a parlare della vite Lambrusca, delle sue foglie, dei suoi grappoli, inconfondibili già duemila anni orsono nelle pagine delle Egloghe. Sì, perché tra satiri e ninfe che popolavano l’immaginario agreste dell’evo antico tra Mantova e l’Emilia, tra il Po e l’Appennino, un posto di primissimo piano aveva già questo nostro amato vino.
E il Lambrusco proprio per le sue caratteristiche di originalità, tra i più antichi vitigni autoctoni italiani, per la sua natura frizzante e armonica, corroborante e scacciapensieri, è un vino unico, senza pari. Lo si abbina volentieri a tutti i piatti sapidi della cucina di territorio emiliana e padana, ma anche con creatività e soddisfazione alla nuova cucina internazionale.
Freschezza e profumi persistenti, ne fanno un cult ad esempio nel matrimonio con salumi tipici e formaggi a pasta dura, a tutto pasto oppure come aperitivo. Con varie tonalità di “secco” o di “amabile”, scuro e grosso di corpo come il Grasparossa, inebriante di acidità come il Sorbara, o equilibrato come il Marani e il Maestri, il Lambrusco è sempre una festa.